Un buon libro deve avere un buon inizio. E “Gli intervistatori” non ha solo un buon inizio. Ne ha tanti. Ogni capitolo reinizia folgorante, portandoci dentro la vita misera e di scarsa dignità dei vari personaggi. Un’insegnante di basket, un professore di scuola, un inventore di nuovi gusti di gelato. E altri ancora. Tutti messi di fronte alle proprie meschine esistenze da un gruppo di “intervistatori” dalla voce robotica e dall’eloquio mellifluo.
Il mistero dei “rapimenti” a scopo di colloquio si infittisce quando uno dei “rapiti”, Ivano Argentero, finanziere da scrivania, cerca di venirne a capo. In modo confuso si trova perduto in uno dei posti più irreali dell’Italia di oggi: l’entroterra calabro, tra paesi abbandonati, il mare che si fonde con il cielo e case tirate su a metà.
“Gli intervistatori” si legge tutto d’un fiato, aggrappati alla scrittura angosciosa e divertente, perché cinica, di Fabio Viola.
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