martedì 14 dicembre 2010 ore 21

Presentazione di Nyx. Racconti della notte (Arkadia editore, 2010)

Un cocktail ricchissimo di racconti brevi che conta quindici storie e una pagina di graphic novel. Riuniti a raccontare intorno a un tema come fossero intorno allo stesso fuoco quando fa buio, autori di grido (Michela Murgia, Marcello Fois, Anilda Ibrahimi, Gianluca Floris, Sandrone Dazieri, Enrico Buonanno, Francesco Abate) a fianco di emergenti e giovani alla prima prova esplorano le profondità della notte: scenario, protagonista, portatrice di paura e conforto e tempo in cui tutto si fa possibile.

Presentano Michela Murgia, premio Campiello, premio Dessì e premio Supermondello per Accabadora (Einaudi 2009) e autrice di Viaggio in Sardegna (Einaudi 2008) e Il mondo deve sapere (Isbn 2006) insieme ai due più giovani autori presenti nell’antologia: Alessandro Giammei, poeta (Diramarsi, Aìsara 2008) alla sua prima prova in prosa e Fabio Napoli, premio Calvino per il racconto inedito (La banda dei precari).

Da Hanif, Michela Murgia.

È bella la notte per pensare al giorno, e la notte prima di un giorno di giustizia è tra tutte la più bella.

Hai mai visto un vetro d’automobile che si crepa al contatto con il proiettile di un AK75? Hai mai misurato quanto in fretta si dise- gnano le fessure della sua ragnatela rigida nella struttura del silicio o quanto è largo il diametro del buco chirurgico che ci rimane? Sai immaginare l’attimo esatto in cui il cristallo curvato ti rifletterà de- forme e tu dovrai trovare il coraggio di sparare contro il tuo stesso volto sapendo che al di là c’è quello del tuo bersaglio? Non importa chi sarà, anche se forse lo vedrai per un istante dal foro del proiettile nel vetro, quando avrà già smesso di interessarti, perché non sarà già più il tuo bersaglio.

Da Frighi, Alessandro Giammei.

Alle tre meno un quarto, dritto come un filo d’olio, un frigorifero è venuto giù dal cielo. Alle tre meno tredici, rendendomi conto che si trattava di un frigorifero e non di un pianoforte, mi sono sentito il più grosso imbecille sulla Terra.

Da Carote, Fabio Napoli.

C’era odore di chiuso. Con una mano ho scansato le tendine. Da vicino dovevo prendere gli occhiali ma da lontano la mia vista era ancora quella di una volta. Ho visto la figura del nostro vicino di casa mettere l’antifurto, aprire il cancelletto, attraversare a passo rapido il piccolo giardino ed entrare dentro casa. Era la prima volta che rientrava a quell’ora. Potevo metterci la mano sul fuoco. Stavo per richiu- dere la tendina quando mi sono accorto che sui sedili posteriori della macchina erano poggiati decine e decine di sacchi pieni di qualcosa. Non era facile capire che cosa fosse. Mi sono soffermato ancora un po’ sull’arancione che fuoriusciva da alcuni sacchi. Adesso potevo vederle bene. Carote.

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